Corpo. In poesia, della poesia
SEMPER 2026
Fin dalle origini della tradizione lirica occidentale, la poesia si misura con la materialità del corpo: lo celebra, lo frammenta, lo idealizza, lo trasforma in immagine, ritmo, figura. Il corpo attraversa la poesia come luogo di esperienza, di esposizione e di conflitto. Esso sente e parla, ma è anche guardato, nominato, costruito dal linguaggio. Il corpo è insomma una delle evidenze e delle opacità della poesia: ciò che si offre allo sguardo e ciò che sfugge; ciò che (si) desidera e ciò che si ferisce; ciò che parla e ciò che tace. Il ciclo SemPer 2026 affronta il corpo in poesia e il corpo della poesia come tensioni centrali della tradizione occidentale e delle sue diramazioni: dal Rinascimento e dai suoi dispositivi encomiastici, ai poeti metafisici, alla lirica ottocentesca, fino alle fratture moderniste e alle scritture contemporanee, dove la corporeità torna spesso come urgenza, materia, gesto. Il corpo in poesia è insieme presenza e costruzione, voce e silenzio, materia viva e forma estetica. È spazio di relazione, ma anche di tensione tra moti e istanze diverse: visibile e dicibile, desiderio e dominio, parola e sottrazione. La poesia interroga questi confini, li mette in crisi, li attraversa, mostrando come il corpo non sia solo ciò che viene rappresentato, ma ciò attraverso cui la lingua stessa prende forma.
Il corpo diventa il luogo in cui si intrecciano sessualità, politica, rappresentazione. SemPer 2026 interroga quindi anche i nessi tra corpo e potere, tra corpo e politica, e con essi il rapporto tra maschile e femminile, la poesia femminista, gli studi di genere, e più in generale le politiche della sessualità come griglia che determina visibilità, dicibilità, legittimità. Il corpo poetico può essere inteso metonimicamente (parti, dettagli, frammenti) o simbolicamente (corpo come figura di comunità, stato, identità, sacro, merce, scarto), e la poesia è il laboratorio privilegiato in cui questi slittamenti si rendono percepibili.
Il ciclo mette poi a fuoco il corpo nella sua caducità, fragilità e vulnerabilità: il corpo esposto alla perdita, al tempo, alla malattia, al trauma. In questa prospettiva il corpo non è solo tema, ma luogo in cui si depositano le fratture del politico: violenza, dominio, tortura, trauma postbellico e postcoloniale, ferite che continuano a parlare nel linguaggio (o nelle sue interruzioni).
SemPer 2026 guarda inoltre al corpo della poesia: la differenza tra poesia e prosa non è soltanto ‘contenutistica’, bensì formale e ritmica. Metro, verso, sottogeneri, pause, enjambement, rime e loro crisi: la poesia costruisce un proprio corpo fatto di unità minime e di tagli, di ritorni e di scarti, di respirazione e di misura. E, in continuità con le pratiche contemporanee, SemPer 2026 include il corpo nella poesia performativa, dove voce, postura, presenza scenica, spazio e pubblico diventano parte dell’opera.