Dentro il senso: l'immersività nell'arte come questione semiotica
Conferenza nel seminario internazionale Aesthetics, Semiotics of Art and Visual Culture
Abstract
Cosa nasconde la ricerca ossessiva di proposte “immersive” nel mondo delle arti? Che tipo di valore è l’immersività? E l’arte, come se ne appropria esattamente? L’uso metaforico dell’immersione rinvia a uno spazio di interrogazioni e sperimentazioni relativamente recente, legato all’avvento delle prime tecnologie di Virtual Reality negli anni 80, anche se copre aspetti come illusione, presenza, coinvolgimento, che hanno una genealogia molto più lunga nella storia dei media. L’immersività è diventata progressivamente una categoria estetica in grado di attraversare il mondo dei consumi mediali così come il dominio artistico, e quest’ultimo almeno in due forme: l’immersività progettata dagli artisti (si discuterà il caso emblematico di Iñárritu e del primo tentativo di immaginare un Virtual Cinema con Carne Y Arena) e l’immersività come valore dei dispositivi espositivi (ci confronteremo, tra gli altri, con una mostra dedicata a Okusai). Il nostro tentativo sarà quello di decostruire il mito dell’immersività con un paziente lavoro di ricostruzione semiotica delle dimensioni di senso che le sono proprie.
Bio
Giacomo Festi, addottorato in semiotica sotto la guida di Paolo Fabbri, è Senior Lecturer di semiotica presso Nuova Accademia di Belle Arti (NABA, Milano), dove insegna prevalentemente nell’area di graphic design e comunicazione. Collabora da tempo con la facoltà di Design e Arte della Libera Università di Bolzano, affiancando teoricamente visual
designer e designer di prodotto. Propone l’approccio semiotico anche all’interno del Master in Design & Engineering del Politecnico di Milano. Ha pubblicato sulle principali riviste di semiotica. Tra gli ultimi contributi: “Poste di senso del (in)decoroso: un dossier semiotico”, in Costanzo, Migliore (a cura di), Accudire. Rifiuti, decoro, paesaggio, Milano, Meltemi, 2025.