Che cos’è un libro? Presenze e assenze sulla pagina scritta
Nel corso dei seminari saranno indagate le fonti che raccontano i materiali della scrittura, l’uso, l’apprendimento e l’insegnamento, utilizzando fonti legate tradizionalmente ad altre discipline, per esempio osservando la scrittura usata negli affreschi o raccogliendo informazioni all'apprendimento leggendo fonti agiografiche; o chiedendosi come e dove potesse scrivere colui che vuole far uscire dei messaggi dal carcere.
La scrittura è un sistema convenzionale ma di certo non è statico né univoco: ciò che è espresso per iscritto è il risultato, che si modifica nel tempo e nello spazio, di contesti culturali e sociali, antropologici, linguistici e storici oltre che la realizzazione, anche visiva, di intelligenze e di sensibilità. La scrittura serve anche per esprimersi non solo rispetto ai contenuti, ma anche in relazione al gesto, ai supporti e agli strumenti scrittori, alla forma della scrittura (alla forma che il testo assume sul supporto), alle modalità che si scelgono, come lo scrivere per sé o per un pubblico, sia pur ristretto.
L’approccio transdisciplinare permetterà di cogliere il fenomeno multidimensionale della scrittura, un’attività che ci appartiene ancora e di cui si sente il bisogno di essere più consapevoli.
Il seminario prende le mosse da una domanda, all’apparenza banale: che cos’è un libro? A partire dall’osservazione dei libri che oggi abbiamo per le mani, e poi analizzando esempi di codici e di libri antichi, si vorrebbe sollecitare una diversa consapevolezza di uso dei libri e della scrittura; uso costruito soprattutto su abitudini, convenzioni ereditate e stereotipi. Non è solo il testo a veicolare ‘messaggi’: un libro è processo collettivo e, affinché il progetto ‘editoriale’ funzioni, è indispensabile che oggetto e contenuto esprimano una cultura grafica (forme di scrittura), di un contesto culturale riconoscibili e condivisi. Tutto questo viene espresso attraverso le parole scritte, i segni convenzionali e l’uso dello spazio, ma anche da ciò che la pagina scritta non dice: mancanze sintomatiche rispetto, per esempio, a certe consuetudini legate a una tipologia di libro, oppure cancellature apposte dai lettori su un testo ritenuto insoddisfacente o non aggiornato, o meritevole di essere corretto o censurato. Assenze, queste, che comunque vanno ‘giustificate’.