Jil Muller (Università di Paderborn): "Olismo in Olivia Sabuco ed Elisabetta di Boemia"
Oliva Sabuco ed Elisabetta di Boemia adottano entrambe un approccio medico allo studio dell’essere umano inteso come un tutto unificato, ma lo fanno partendo da presupposti filosofici nettamente diversi. Nella Nueva filosofía de la naturaleza del hombre (1587), Sabuco concepisce l’essere umano come un’unità integrata la cui salute e vita morale dipendono dall’armoniosa relazione tra corpo e anima. Tale unità, tuttavia, si fonda su una chiara separazione ontologica tra i due: l’anima e il corpo sono distinti per natura, ma la loro interazione, specialmente attraverso le passioni, ha effetti fisiologici e psicologici diretti. Per Sabuco, riconoscere questa distinzione è proprio ciò che permette di comprendere come gli stati mentali possano influenzare la salute del corpo e come le condizioni fisiche possano influire sull’anima, preservando così una visione olistica senza far collassare i due in un’unica sostanza. Elisabetta di Boemia, invece, mette in discussione la coerenza stessa di tale separazione. Nella sua corrispondenza con Cartesio, sfida notoriamente il dualismo cartesiano chiedendosi come una mente immateriale possa interagire causalmente con un corpo materiale. Per Elisabetta, l’essere umano non può essere adeguatamente compreso se la mente e il corpo sono concepiti come sostanze radicalmente distinte, poiché ciò rende la loro interazione oscura e filosoficamente insoddisfacente. Le sue riflessioni suggeriscono che una comprensione autentica dell’essere umano nel suo insieme richiede un ripensamento della natura dell’anima, del corpo e del concetto stesso di causalità.
L'ingresso è libero, tuttavia, per ricevere in anticipo i materiali preparatori, scrivere a alice.dinoto@unitn.it.