Mille quadri: analisi e sintesi di un’opera
Conferenza nel seminario internazionale Aesthetics, Semiotics of Art, and Visual Culture
Mille piani è uno dei libri più originali, vasti e sistematici del secolo scorso; assieme a Félix Guattari, Gilles Deleuze porta alle estreme conseguenze Differenza e ripetizione: “Allora non bisogna forse convenire che ogni sistema è in variazione e non si definisce per le sue costanti e le sue omogeneità, ma al contrario per una variabilità che ha la caratteristica di essere immanente, continua e regolata in modo assai particolare? […] Alla coppia materia-forma si sostituisce l’accoppiamento materiale-forze. Il sintetizzatore ha preso il posto del vecchio ‘giudizio sintetico a priori’, ma in tal modo cambiano tutte le funzioni. Mettendo in variazione continua tutte le componenti […]” (tr. it. Mille Piani, Cooper & Castelvecchi, 2003, pp. 149 e 151).
Mille quadri è, un secolo prima, l’insieme dell’opera pittorica di Gustave Courbet, artista passato alla storia col raro privilegio di essere il campione di uno stile, il realismo. Come può una categoria – o anche più – sintetizzare un’opera? E soprattutto che cosa vuole dire conoscere rigorosamente un’opera, specie se di una tale estensione? La semiolinguistica ha insegnato con quale rigore rispondere: in termini di corpus e quindi di analisi. Ma bisogna chiedersi anche che cosa lega l’analisi alla sintesi – e forse, riprendendo Deleuze, la parametrizzazione alla variazione, la predefinizione alla ridefinizione continua.
All’epoca attuale della sintesi offerta dal digitale e della computer vision, questo intervento si propone come una sorta di triangolazione tra filosofia, storia dell’arte e semiotica attorno a un’opera considerata problematica, innanzitutto perché difficile da vedere a tutti i livelli (dalla tecnica pittorica molto materica e dal formato dei quadri alla vastità del corpus, fino ai riduzionismi storici e museografici che la parametrano e inquadrano, valorizzandola e al contempo misconoscendola). Attraverso una serie di studi si discuterà con precisione l’andirivieni tra analisi e sintesi. Si tratterà in primo luogo di singoli quadri e di insiemi molto più vasti, poi di motivi intesi proprio come variazioni “immanenti, continue, e regolate in modo assai particolare”, in ultima istanza di problemi esistenti nelle loro stesse declinazioni artistiche ed estetiche. Le parole chiave di questo abbozzo di progetto di conoscenza sperimentale sono: visualizzazione e diagramma, gesti e montaggio, ripetizione e ridefinizione.
Gian Maria Tore, professore associato all’Università del Lussemburgo, si occupa di semiotica e teoria del linguaggio (Tore, a cura di, L’énonciation aujourd’hui. Un concept-clé des sciences du langage, 2016) e di forme artistiche e mediatiche (Tore, a cura di, “Re-”. Répétition et reproduction dans les arts et les médias, 2021, e Comprendre la mise en abyme. Arts et médias au second degré, 2019). Attualmente, il suo interesse principale è lo studio dell’opera rinnovato da problematiche come l’esperienza (Tore, Revoir – Film, expérience et connaissance, 2025) o il digitale e l’esposizione museale (condirezione del progetto di ricerca Augmented Artwork Analysis – Computer-aided interpretation device for art images, ANR France-FNR Luxembourg, 2021-2025). Co-dirige il seminario “Pour une histoire des formes du montage” (École des arts de la Sorbonne) e la rivista Signata – Annales des Sémiotiques/Annals of Semiotics; lavora regolarmente con istituzioni artistiche e culturali (cineteca, pinacoteche e centri di arte contemporanea, Centre National de l’Audiovisuel du Luxembourg…).