Agency dei bambini palestinesi colpiti dalla guerra: tensioni decoloniali, etiche ed epistemologiche
Abstract
Questo contributo esamina il concetto di agency dei bambini nei contesti di violenza coloniale prolungata, con particolare riferimento alla Palestina. I bambini non sono considerati semplici vittime del trauma, ma soggetti storici inseriti in relazioni di potere asimmetriche. L’agency è quindi intesa come un processo relazionale e situato che emerge all’interno di condizioni di oppressione strutturale.
Basandosi su oltre dieci anni di ricerca empirica condotta in Palestina e su metodologie miste che integrano dati quantitativi, approcci narrativi e partecipativi, il lavoro esplora come i bambini esprimano forme quotidiane di resistenza, partecipazione civica e attivismo mentre vivono sotto occupazione militare e traumi collettivi ricorrenti. L’analisi rifiuta modelli depoliticizzati di resilienza che individualizzano la sofferenza e colloca invece le strategie di coping e di costruzione di significato all’interno delle ecologie della dominazione coloniale.
Particolare attenzione è dedicata all’ambivalenza dell’agency nei contesti di violenza politica: la partecipazione a pratiche di resistenza può rafforzare dignità, identità e senso di efficacia, ma al tempo stesso esporre i bambini a maggiore repressione e rischio. Da una prospettiva decoloniale, il contributo mette in discussione i paradigmi eurocentrici sullo sviluppo infantile e propone interventi psicosociali che riconoscano i bambini non solo come soggetti traumatizzati, ma anche come attori sociali e politici.
Chair
Elena Pavan, Università di Trento
Discussant
Teresa Bertotti, Università di Trento